Affare Fourniret, Le grazie di Maria

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Michel Fourniret, giudicato in questo momento in Francia per lo stupro e l’omicidio di diverse ragazze. L’ultima delle sue vittime è riuscita a sfuggirgli e a salvarsi ed è grazie a lei che i gendarmi lo hanno arrestato.
La sua testimonianza è molto ispirante perché pregando Nostra Madre per le Sue Grazie è potuta scappare.

« da Thierry Lévêque

CHARLEVILLE-MEZIERES, Ardennes (Reuters)

Di fronte a un imputato che ha ostentato la sua indifferenza, la ragazzina belga che ha fatto arrestare nel 2003 il presunto serial killer Michel Fourniret ha dichiarato lunedì alla corte d’Assise che gli è sfuggita dopo avere pregato ad alta voce invocando la Vergine Maria.

Al terzo giorno d’udienza, Marie, all’epoca tredicenne, ha raccontato alla sbarra come l’imputato, chiedendo indicazioni stradali e presentandosi come professore di disegno e padre di famiglia, l’avesse rassicurata prima di costringerla, tirandola, a salire nel suo camioncino.

“Prima di salire, ho affidato la mia vita alla Vergine Maria. Ho detto, ‘Maria, proteggimi affinché non mi accada niente. Ho cominciato a pregare nel mio cuore”, ha detto la ragazza.

Il 26 giugno 2003, a Ciney in Belgio, Fourniret ha proseguito sulla strada, mentre ella pregava ad alta voce. “Gli ho chiesto se credesse in Dio, non mi ha risposto”. Il camioncino ha fatto una deviazione e si è fermato. Il presunto assassino, sotto minaccia, ha legato la sua vittima alle mani e ai piedi e l’ha messa nella parte posteriore del veicolo, prima di ripartire.

“Gli ho chiesto, ‘perché fai ciò?’, ha detto: ‘Devi darmi del piacere, altrimenti non tornerai a casa’. Ero stupita, non sapevo fino a quel momento cosa volesse fare di me”, ha raccontato Marie.

Ella ha gridato, egli ha cominciato a strangolarla e gli ha detto: “Se gridi, ti uccido”. Marie ha chiesto allora al suo rapitore se facesse parte del gruppo di Marc Dutroux. “Sono peggio di Marc Dutroux”, ha risposto. Il veicolo è ripartito.

Nella parte posteriore, Marie ha pregato a “squarciagola”. Ha visto una cartina stradale dei Paesi Bassi, del Belgio e della Francia. “Mi sono detta, è finita. Ho visto tutta la mia vita passarmi davanti, mi sono sentita come in un film”.

LETTERA DI FOURNIRET A SUO FIGLIO

Improvvisamente, i lacci delle gambe si sono allentati, ella si è liberata poi, coi denti è riuscita a liberare le sue mani. Ad una fermata del veicolo, ha aperto la porta laterale scorrevole ed è fuggita, senza che Fourniret se ne accorgesse.

Più lontano, una donna l’ha raccolta in automobile e, strada facendo, ha incrociato il camioncino del rapitore che aveva fatto inversione. Il rilevamento del numero di targa permetterà alla polizia belga di arrestare Michel Fourniret.

Marie ha detto di non avere bisogno di uno psicologo per gestire il ricordo del suo rapimento, invocando “la grazia”. Il sostituto procuratore generale Francis Nachbar si è congratulato e ha ringraziato la ragazza all’udienza. “Avete salvato la vostra vita e quella di molte altre ragazze”.

Durante tutta la deposizione, l’imputato Fourniret è rimasto immobile, con gli occhi chiusi. Prima della testimonianza, ha precisato alla sbarra di avere redatto durante il week-end un testo e ha fatto anche un disegno, per Marie.

Suo figlio gli ha chiesto in una lettera nel 2005 la sorte che riservava a Marie. La risposta dell’imputato è stata letta all’udienza, in un silenzio pietrificante.

“È evidente che gli avrei strappato gli occhi e le membra vive con un infinito godimento. Marie incarna una purezza sobria, me ne impossesso (…) avrei preferito ovviamente infliggerle pesanti sofferenze, torture morali e fisiche”, ha detto l’imputato.

Il sostituto procuratore generale ha chiesto come potesse scrivere tali “abominazioni” al proprio figlio. “Sono convinto che avete la risposta a questa domanda, voi che sembrate conoscermi bene”, ha risposto.

Monique Olivier “ha difeso” suo marito, giudicando dubbie le sue affermazioni secondo le quali egli non aveva preparato il rapimento di Marie.

Per la prima volta, la corte l’ha interrogato sul presunto “patto criminale” concluso nel 1987 nelle lettere, in cui Fourniret si impegnava ad uccidere i due vecchi compagni di Monique Olivier in cambio di un aiuto nella sua caccia alle ragazze.

“Era solamente corrispondenza, fantasticherie, non era realizzabile”, ella ha detto. Il processo continua martedì. »

Via Reuters o l’Express

Posté le 13 Apr 2008 | |

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