La Medaglia Miracolosa

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La Medaglia Miracolosa della Vergine Immacolata
Athanase COTTIER
Edizioni : ST-CANISIUS FRIBOURG (SVIZZERA)

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1. Santa Catherine Labouré, una privilegiata della Santissima Vergine

Fedele collaboratrice di Dio, la Santa Vergine si è sempre servita delle anime più umili per trasmettere agli uomini i suoi messaggi. Cosa farebbe, infatti, la “saggezza” complicata dei grandi di questo mondo in presenza dell’ineffabile semplicità delle parole celesti? Solo un’anima che non ha ripudiato il suo candore originale o che l’ha ritrovato per grazia può coglierne l’intimo e luminoso significato.

È a una di queste anime che la Santa Vergine confidò nel secolo passato una missione che non si concluse con la morte di colei che la ricevette, ma che noi dobbiamo continuare.

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Santa Catherine Labouré, alla quale Nostra-Signora rivelò una grande missione, nacque il 2 maggio 1806 a Fain-les-Moutiers, “gruppo di alberi e case” posti nella campagna della Borgogna. All’età di 9 anni e mezzo, Catherine perse sua madre. Fu in quel momento che la prima intima chiamata della Santa Vergine risuonò nella sua anima; con tutto il fervore del suo cuore purissimo, la figlia si rivolse verso Maria rimasta la sua sola madre. La Santa Vergine la prese sotto la sua protezione per condurla a Gesù, tramite la strada di una devozione che doveva, durante una vita segnata da un’eccezionale fedeltà, condurla alle cime della perfezione.

All’età di 12 anni, Catherine fece la sua prima comunione, offrendosi a Gesù come solo possono fare coloro che gli insondabili disegni di Dio hanno preparato, fin dalla loro origine, ad amarlo sopra ogni cosa. La sua adolescenza fu contrassegnata da questo dono di sé fatto al Maestro unico; la sua devozione, il suo spirito di penitenza, la sua imitazione di Gesù non sfuggì a chi la circondava. Questa bambina di 12 anni, promossa dalle circostanze tragiche al grado di padrona di casa, condusse fino a 18 anni, in mezzo alle difficoltà presenti nella direzione di un’impresa agricola, una vera vita religiosa, con le sue alternanze di lavoro, di penitenza e di preghiera. Il padre era soddisfatto del buon andamento della casa, senza che si chiedesse da quale sorgente questa bambina attingesse l’energia di tutte le dedizioni.

Verso l’età di 18 anni, un fatto straordinario -che chiamerà sogno, alla fine della sua vita- le rivelò l’orientamento del suo destino, al servizio dei malati, tra le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. Alla maggiore età, Catherine rivelò al padre il suo desiderio della vita religiosa. Il padre rifiutò il suo consenso: Catherine gli era necessaria… e Catherine era la sua figlia preferita… La mandò a Parigi, dove il fratello maggiore teneva con la moglie un taverna per operai; la speranza di vedere spegnersi in un simile ambiente le idee di convento diede a Pierre Labouré il coraggio di separarsi da sua figlia. Catherine, tuttavia, restò pura e fedele, incrollabile nella sua decisione. Provò poi a metterla in un convitto per signorine, tenuto da sua cognata; ma questo ambiente più o meno frivolo contrastava con la semplicità dei suoi gusti e della sua aspirazione. Questo soggiorno a Châtillon-sur-Seine le valse la grazia di chiarire la sua vocazione tramite la conoscenza più intima che fece delle Sorelle della Carità. Maturata dalla prova e dalle difficoltà, Catherine poté infine rispondere alla chiamata del Signore: entrò nel Seminario delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, l’11 aprile 1830, dopo un postulato di 3 mesi. Era là, in Rue du Bac, a Parigi, che la Santa Vergine attendeva sua figlia.

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1830, Suor Catherine si sentì chiamare per nome tre volte. Scostò la tenda della sua cella e vide davanti a lei un bimbo di 4 o 5 anni, vestito di bianco, risplendente di luce. “Vieni alla cappella”, disse, “la Santa Vergine ti aspetta”. Catherine ebbe paura: “Ma mi sentiranno!”. Il bimbo la rassicurò e condusse la giovane novizia alla cappella dove tutti i ceri e le fiaccole erano accesi. Catherine si inginocchiò nel santuario… Improvvisamente sentì come un fruscio di seta; il bimbo le disse: “Ecco la Santa Vergine”.

Una donna di una mirabile bellezza si avvicinò e si sedette su una sedia del coro. Nella relazione che fece al suo direttore, Suor Catherine raccontò nel suo squisito ed ingenuo linguaggio le peripezie dell’apparizione: “Dubitavo che fosse la Santa Vergine. Tuttavia il bimbo mi disse: ‘Ecco la Santa Vergine’. In quel momento, mi sarebbe stato impossibile dire ciò che stavo provando… Fu allora che questo bimbo mi parlò, non più come un bimbo, ma come l’uomo più forte! E le parole più forti! Allora, guardando la Santa Vergine, non feci che un salto vicino a lei, in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia della Santa Vergine… Suor Catherine sentì allora queste parole: “Bimba mia, il Buon Dio vuole incaricarti di una missione. Avrai ben da penare, ma ti dominerai pensando che lo fai per la gloria del Buon Dio. Conoscerai ciò che è del Buon Dio; ne sarai tormentata, finché tu l’abbia detto a colui che è incaricato di condurti. Sarai contraddetta, ma avrai la grazia, non temere…”

Catherine non ricordò quanto tempo fosse rimasta ai piedi della Vergine. Il bimbo la riaccompagnò alla sua cella. “Credo”, ella disse, “che quel bimbo fosse il mio angelo custode che si era reso visibile per farmi vedere la Santa Vergine perché l’avevo pregato molto affinché mi facesse ottenere questo favore”.

2. La Medaglia Miracolosa

Sabato 27 novembre 1830, verso sera, Suor Catherine era inginocchiata alla cappella. Improvvisamente, sentì il dolce fruscio di abito di seta; sollevò gli occhi: la Santa Vergine era là, tutta vestita di bianco, di un’indescrivibile bellezza. La sua testa era ricoperta da un velo bianco scintillate, che scendeva fino ai piedi. Si teneva su di un globo di cui Catherine non vedeva che la metà, calpestava ai piedi un serpente e portava nelle sue mani una palla più piccola. Mentre alzava quest’ultima verso il cielo, il suo viso diventò ancora più bello; poi la palla cominciò a sparire e le sue braccia rimasero distese nell’atteggiamento diffuso dalla Medaglia Miracolosa. Le sue dita si ricoprirono di pietre preziose che gettavano raggi luminosi: “Questo globo che vedi”, disse la Santa Vergine, “rappresenta il mondo intero e ogni persona in particolare… questi raggi sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che le chiedono… le pietre che non gettano nessuno raggio simboleggiano le grazie che si trascura di chiedere. In quell’istante si formò attorno all’apparizione un “quadro un po’ ovale…” ove vi erano, queste parole, scritte a lettere d’oro: “Oh Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. Allo stesso tempo, Catherine ricevette la seguente comunicazione: “Fai coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie; le grazie saranno abbondanti per le persone che la accoglieranno con fiducia. Quindi il quadro si rigirò, presentando sul suo rovescio la lettera M sormontata da una croce avente una barra alla sua base, il Cuore di Gesù cinto di una corona di spine e il Cuore di Maria trafitto da una spada. Tutto attorno brillava una corona di dodici stelle.

Padre Aladel, il confessore di Suor Catherine, esaminò con la cura e la prudenza che la Santa Chiesa richiede le dichiarazioni della Suora e si mostrò in primo luogo molto riservato. Il carattere di Suor Catherine, la sua vita esemplare e la sua intera sottomissione al suo confessore rifletterono la sua sincerità al di sopra di ogni sospetto. Il Padre Aladel aspettò fino all’inizio del 1832 per parlare all’arcivescovo di Parigi, Monsignor de Quélen, delle apparizioni Di Rue du Bac e delle lamentele inviate dalla Santa Vergine a Catherine, perché la Medaglia non era stata ancora coniata. L’arcivescovo raccomandò allora di coniare la Medaglia. La gioia di Catherine fu molto profonda quando il Padre Aladel le consegnò la Medaglia. La prese con rispetto, la baciò e disse: “Adesso, bisogna farla diffondere. Quanto sarà bello sentire dire: Maria è la regina dell’universo. Sarà un tempo di pace, di gioia e di felicità”.

Ora, Santa Catherine Labouré sapeva che la promessa di Maria si realizzava e che un fiume di grazie si spargeva su coloro che portavano la Medaglia con fiducia.

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3. La diffusione della Medaglia Miracolosa

Le prime Medaglie furono benedette dall’arcivescovo stesso a cui Dio accordò la grazia di essere testimone del primo miracolo. Monsignor de Quélen, difatti, si presentò con la Medaglia alla porta di un uomo la cui apostasia aveva reso tristemente celebre. Stava per morire, rifiutando di riconciliarsi con Dio. L’arcivescovo fu congedato. Egli raddoppiò la preghiera e la fiducia nella Medaglia dell’Immacolata. Durante la notte, Monsignor de Quélen fu chiamato al capezzale di quello che aveva rinnegato la sua fede e i suoi impegni. Toccato dalla grazia, il moribondo morì in pace nelle braccia dell’arcivescovo di Parigi. La voce di questa conversione si sparse velocemente. A questa vittoria di Maria si aggiunsero i rapporti di altre conversioni e guarigioni straordinarie, indirizzate da ogni dove al Padre arcivescovo ovunque la sofferenza fosse confidata alla Vergine Immacolata e alla Medaglia, una risposta celeste attestava l’indefettibile amore e la potente intercessione di Maria. Presto i fedeli non parlarono più della medaglia che sotto il titolo, forgiato da essi, di “Medaglia Miracolosa”.

Uno dei miracoli che ebbe maggior risonanza fu la conversione dell’ebreo Alphonse de Ratisbonne, il 20 gennaio 1842. In occasione di un viaggio in Italia, questo giovane israelita si fermò a Roma dove incontrò il barone de Bussières, ardente e convinto cattolico. Pieno di compassione per il suo giovane amico e spinto da una forza straordinaria che gli faceva sfidare tutte le difficoltà, il barone de Bussières cercò di condurre Ratisbonne alla conoscenza della verità. Il giovane uomo rispose con derisione a tutti i tentativi del barone. La sua conclusione era sempre la stessa: “Sono ebreo e morirò ebreo”. Il barone ottenne da lui, tuttavia, che portasse al collo una Medaglia Miracolosa e recitasse mattina e sera il “Ricordatevi”. Questa preghiera divenne come un’ossessione nell’anima del giovane uomo; ma più il suo amico cercava di persuaderlo della verità del cristianesimo, più Ratisbonne affermava la sua incredulità così come la sua avversione. Un amico del barone che aveva promesso di pregare per questa conversione morì improvvisamente e mentre si preparavano le esequie nella chiesa di Sant’Andrea, il barone si adoperò per sistemare alcune pratiche. Era accompagnato da Ratisbonne, incontrato “per caso” – diremo “provvidenzialmente” – per strada ed entrò con lui nella chiesa. “Ero da un istante nella chiesa”, racconta il convertito, “quando, improvvisamente, mi sono sentito cogliere da un’agitazione inesprimibile. Ho alzato gli occhi; tutto l’edificio era sparito al mio sguardo; una sola cappella aveva, per così dire, concentrata tutta la luce e nel mezzo di questo irraggiamento è apparsa, in piedi, sull’altare, grande, brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, così come è nella mia Medaglia; una forza irresistibile mi ha spinto verso Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi e sembrava dirmi: “Va bene!” Non mi ha parlato, ma ho compreso tutto”. La conversione di Ratisbonne fu istantanea e perfetta. Gli si conferì presto il battesimo e, cinque anni più tardi, avendo rinunciato al mondo, ricevette l’ordinamento sacerdotale. Morì in odore di santità nel 1884.

Le conversioni, guarigioni, grazie straordinarie si moltiplicarono. La Medaglia Miracolosa si sparse sempre più; da lì a pochi mesi, medaglie per migliaia e milioni furono coniate e spedite nei paesi più lontani.

Suor Catherine se ne rallegrava nel silenzio e nel ritiro. Fino alla sua morte, sopraggiunta il 31 dicembre 1876, rimase nella più profonda oscurità. Ad eccezione dei suoi superiori, nessuno sapeva che Catherine Labouré fosse la privilegiata delle apparizioni. Monsignor de Quélen stesso morì senza avere ottenuto l’autorizzazione di vedere con i suoi occhi colei che aveva visto la Santa Vergine. Su ordine del suo confessore, Suor Catherine aveva dovuto redigere per i suoi superiori differenti rapporti sulle apparizioni. Solamente dopo la sua morte i suoi superiori fecero conoscere il segreto di questa vita straordinaria. La Santa Chiesa la canonizzò nel 1947. Il suo corpo è conservato intatto nella cappella delle Apparizioni in Rue du Bac a Parigi.

4. Grazia su grazia

“Tutte le persone che portano la Medaglia riceveranno grandi grazie. Le grazie saranno abbondanti per le persone che avranno fede”. Questa era stata la promessa di Maria a Suor Catherine Labouré. Maria l’ha realizzata e continua a spargere le sue grazie tra noi: conversioni a tutti i livelli della società, guarigioni da malattie di ogni sorta, soccorsi miracolosi nelle più grandi difficoltà, nelle peggiori disperazioni e persino nei pericoli di morte. Tra le altre, la conversione di un avvocato, di un tenente generale, di un medico, di un filosofo, di un principe. Quante Medaglie, depositate da una mano devota e discreta sotto il cuscino di moribondi in rivolta contro Dio, hanno ottenuto loro la grazia del pentimento, del perdono e della pace. Maria si manifesta tramite la sua Medaglia come il terrore del demonio e la vittoria sullo spirito del male: “Oh Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”. Quanti malati abbandonati alla loro sorte dall’impotenza della scienza umana hanno ritrovato la salute a contatto con la Medaglia Miracolosa, per l’intercessione di colei che è veramente la Salvezza degli infermi.

Tra gli avvenimenti più rilevanti della storia della Medaglia Miracolosa, bisogna ritagliare un posto speciale all’istituzione dell’Arciconferenza del Cuore Immacolato di Maria per la conversione dei peccatori. In seguito ad un intervento soprannaturale, nel 1832, l’abate Desgenettes, curato di Notre-Dame des Victoires, a Parigi, consacrò la sua parrocchia al Cuore Santissimo e Immacolato di Maria. L’indifferenza religiosa, dovuta al razionalismo e all’immoralità, svuotava a quell’epoca le chiese di Francia. Il curato Desgenettes, dopo le lunghe lotte, dopo gli anni di suppliche rimaste senza risposta, al limite del coraggio e dell’iniziativa, ricevette infine la rivelazione dell’infallibile mezzo che avrebbe riportato i fedeli alla sua chiesa: “Consacrate la vostra parrocchia al cuore Santissimo e Immacolato di Maria. Questo fu all’origine di questa arciconfraternita che, alla morte del curato Desgenettes, contava già più di venti milioni di membri. Quelli che, oggi, entrano in Notre-Dame des Victoires sanno di quali grazie la loro anima ne viene impregnata. I membri di questa arciconfraternita offrono tutte le loro opere, i loro lavori, preghiere e penitenze all’Immacolata e portano la Medaglia.

Nel 1894, papa Leone XIII istituì la festa dell’Apparizione della Vergine Immacolata e della Medaglia Miracolosa e la fissò nel giorno dell’apparizione, il 27 novembre. Leggiamo nel breviario della festa: “Affinché la potenza e la liberalità che nostra Madre misericordiosa ci ha manifestato tramite la santa Medaglia dimorino sempre nel nostro ricordo e che allo stesso tempo la devozione dei fedeli alla Vergine Immacolata venga approfondita, parve bene alla Santa Sede di celebrare ogni anno con una solennità particolare le apparizioni dell’Immacolata e della sua santa Medaglia”.

5. Grazie di oggi

Il trionfo della Medaglia Miracolosa non è terminato. Al contrario, è diventato ancora più sorprendente. La Santa Vergine aiuta in tutte le necessità, continua a soccorrere le anime e i corpi malati, converte i moribondi tramite la sua Medaglia, come ha promesso nel secolo passato. Durante le ultime due guerre, alcuni soldati hanno affermato di essere sfuggiti a morte certa perché portavano la Medaglia Miracolosa. In mezzo a piogge di bombe, che devastavano intere regioni, case contenenti la Medaglia Miracolosa furono risparmiate insieme ai loro abitanti. Alcuni esiliati confidanti nella Medaglia hanno ritrovato la loro famiglia. Maria percorre il mondo come Madre della grazia, cercando con un amore di predilezione le anime in rivolta e decadute per rimetterle sulla via stretta e sicura della vita eterna, o per dare loro, al declino di una vita sprecata, la grazia suprema di una morte cristiana.

Due grandi figure contemporanee sono segnate a tratti di fuoco su questo affresco prodigioso, due apostoli, due servitori dell’Immacolata: Padre Massimiliano Kolbe e Padre Antonio Ribeiro Pinto.

Padre Kolbe, minore francescano, è il grande apostolo della stampa e l’araldo delle glorie di Maria, morto nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1941, dopo avere offerto la sua vita per salvare un padre di famiglia condannato a morire di fame. Vero martire dell’amore del prossimo, preparato a questa fine gloriosa da tutta una vita al servizio della Santa Vergine. Ciò per un’esistenza seminata di prodigi compiuti dalla Medaglia Miracolosa: guarigioni, conversioni straordinarie, raccontate nel libro avvincente: “Le fou de Notre-Dame”, scritto da Maria Winowska, Edizioni de la Bonne Presse, Parigi. Padre Kolbe chiamava le Medaglie dell’Immacolate le sue “cartucce contro il demonio”.

La vita di Padre Antonio Ribeiro Pinto si svolge in Brasile. Dal 1947 si può assistere ogni giorno a un spettacolo straordinario in un villaggio assolutamente sconosciuto, il villaggio di Urucania, nello Stato di Minas, in Brasile. La Provvidenza ha dato a questo povero villaggio un secondo curato d’Ars nello stesso momento in cui la chiesa procedeva alla canonizzazione della beata Catherine Labouré. Riservato e modesto come fu Suor Catherine, il buon Padre Antonio divenne, nelle mani della Regina delle grazie, un strumento ammirabile di salvezza. Durante la sua vita, Padre Antonio era stato fedele e ardente servitore della Santissima Vergine. Cappellano di una colonia per 27 anni, all’interno del paese, dovette lottare contro l’alcolismo che vi regnava da padrone con tutte le sue funeste conseguenze: immoralità, risse e soprattutto indifferenza religiosa. Con una fiducia senza limiti, Padre Antonio ricorse alla Vergine Immacolata, Madre di tutte le grazie, che gli venne in aiuto. Ai bevitori che incontrava sul cammino, tendeva un bicchiere d’acqua che aveva benedetto prima e in cui metteva la Medaglia Miracolosa, ingiungendo loro di servirsi di questo mezzo ogni volta che fossero stati tentati di abbandonarsi al bere. Il risultato fu meraviglioso. Dopo tre anni, questo vizio era svanito dalla regione. Tutti quelli che aveva bisogno di soccorso, i malati, gli oppressi, venivano a chiedere al Padre la sua benedizione. Veniva in aiuto ad ognuno; ma ciò che egli aveva più a cuore, era la salvezza delle anime. Ragion per cui consigliava a tutti di condurre una vita cristiana, di ricevere più spesso i sacramenti della confessione e dell’eucaristia. “Abbiate una grande fiducia in Maria, Madre delle grazie!” diceva a tutti. Poi porgeva loro la Medaglia dell’Immacolata raccomandando di recitare una novena alla Madre delle grazie. Nel 1947, completamente esausto, ritornò ad Urucania, lasciando la sua parrocchia del tutto trasformata. Il popolo, però, seppe ritrovarlo e presto delle vere schiere di pellegrini vennero a lui. “Chi vuole ricevere la benedizione di Dio e di Maria non deve essere un nemico di Dio e della Vergine Immacolata!”. Con queste parole, esortava i pellegrini a ricevere il sacramento della confessione. In presenza di grandi raduni, recitava un atto di contrizione, poi il pubblico recitava tre Ave Maria, seguite ciascuna dall’invocazione: “Oh Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te”. Benediceva le Medaglie che sarebbero state distribuite in seguito, poi congedava la gente con la benedizione. Maria compiva miracoli di conversioni e di guarigioni tramite il suo fedele servitore e apostolo della Medaglia Miracolosa.

Si realizzava ovunque la promessa fatta a Suor Catherine Labouré: “Tutte le persone che porteranno la Medaglia avranno grandi grazie; le grazie saranno abbondanti per le persone che avranno fede”

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